Tu

23 Gennaio 2012 2 commenti

Sei: i platani fioriti a giugno, la strada grigia del quartiere, l’odore dell’asfalto dopo la pioggia, un pomeriggio chiaro di marzo, il paesaggio che scorre dal finestrino di un treno in corsa, un’emozione infondo allo stomaco, l’aria frizzante della mattina, il profumo della città all’imbrunire, l’odore dei panni stesi ad asciugare, le sere azzurre d’estate…

 

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L’apnea

22 Gennaio 2012 Nessun commento

Alla fine quelle lacrime arrivarono. Arrivarono appena mi svegliai, quando tenevo ancora gli occhi chiusi,  arrivarono dopo un sogno bellissimo, in cui baciavo le sue labbra ed immediatamente sentii un  sapore amaro, così amaro che rimasi interdetta, e note di pianoforte laceranti iniziarono a suonare.

Mi faceva male un braccio, per quello mi svegliai. Non era solo il corpo a farmi male. Il dolore proveniva da dentro: era lo stesso spirito ad essere indolenzito.

Quante azioni possiamo controllare noi umani, ma i sentimenti quelli no, i sentimenti nascono spontanei, come una malattia.

Forse é stato questo il motivo di quelle lacrime mattutine, amare come quelle labbra nel sogno. Lacrime di espiazione, lacrime che forse volevano lavar via il senso di colpa. Eppure erano aride assai: mi rendevo conto che per piangere facevo davvero un grande sforzo. Piangere mi avrebbe reso più umana, magari anche lodevole, una brava persona insomma che è consapevole dei propri errori.

-Ora singhiozza!- mi ordinava la coscienza.

Ma nulla, le mie guance erano già asciutte. E’ che al centro di ogni amore bisognerebbe porre se stessi, chiedersi in continuazione in che modo possiamo renderci  più felici, in che modo possiamo eventualmente trovare una via di fuga dalla noia, in che modo possiamo conquistarci il nostro paracadute per cadere, eventualmente, sempre sul morbido.

E questo bisogno di ossigeno continuo spesso ci conduce a trovare degli espedienti illeciti.

Sarebbe stato molto più facile confessarti che mi mozzavi il respiro, che tu stesso eri quella sensazione di apnea, sarebbe stato molto più facile dirti: “Sei bellissimo” senza aspettarsi nulla, né un “grazie” né la restituzione cordiale e per nulla sentita del mio complimento, senza temere una tua fuga o la tua mano che distendendosi verso di me sottolineava la distanza da mantenere tra di noi.

Sarebbe stato tutto molto più facile essere onesti, senza tutte quelle tattiche inutili dettate da tabù ed ipocriti protocolli sociali, senza quell’indifferenza studiata apposta per cancellarti dalla mente paragonabile allo sforzo di spingere una palla di gomma infondo all’acqua che poi dopo rimbalza in superficie con una forza ancor più potente.

Tutto sarebbe molto più facile se ci rendessimo conto di quanto si può uccidere il nostro prossimo anche solo con uno sguardo. Tutto sarebbe molto più facile se non mi fossi innamorata mai di quello sguardo.

 

 

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Disinnamorarsi

21 Gennaio 2012 2 commenti

Innamorarsi è come il morbillo. Prima o poi lo prendi e se lo prendi in avanti con gli anni i sintomi sono ben peggiori. Ben peggiori se questo amore così forte e travolgente che annulla perfino le certezze che ti sei conquistata nella vita, magari una convivenza serena, non è ricambiato. E se ci si innamora di qualcuno che non ricambia, ma allo stesso tempo fornisce false speranze e disillusioni  i risultati sono catastrofici: perché a quel punto entrano in gioco il sogno, l’idealizzazione, la certezza di una conquista ed improvvisamente la sconfitta.  Ci si innamora il doppio.

Un passo avanti di lui corrisponde a dieci passi indietro per ragioni inspiegabili. Non facciamoci del male ulteriore: se lui sfugge non è per paura ma é solo perché, nonostante quell’invito a cena, per esempio, non nutriva affatto interesse. Spesso si tratta di ragazzi o più semplicemente di uomini bambini che non cresceranno mai e che non sanno mai quello che fanno e perché lo fanno.

L’elaborazione di un rifiuto è tanto difficile quanto l’laborazione di un lutto: non per tutti è accettabile che quella persona ha cessato di far parte della nostra vita. E allora si accende la speranza che ci sia una possibilità di rincontrarsi ancora, di ritrovarsi finalmente, ma è solo un espediente che usiamo per tenere sotto controllo il dolore.

Io non so quale sia la ricetta per accettare un rifiuto e disinnamorarsi: è una condizione che considero come una sconfitta che magari ci ha preservato da tanti guai ma pur sempre una sconfitta rimane. Come abbiamo potuto innamorarci di un ragazzo o di un uomo che non poteva interessarsi a noi? E a questo punto crolla l’autostima e si incrementa l’innamoramento nei confronti di questa persona che ha ferito il nostro orgoglio.

Guarire da un amore  non corrisposto, non è semplice. Non si vuole guarire, perchè non ci si arrende al no ricevuto  e le  speranze vengono magari continuamente alimentate da eventuali incontri che si accompagnano ad altrettanti discorsi che ci fanno scambiare un ateggiamento cordiale in interesse. L’interesse si manifesta solo ed esclusivamente con la volontà di incontrarsi se invece si verifica la fuga  il verdetto è: rifiuto.

Quindi ricapitolando: io non voglio guarire da questo amore perchè fondamentalmente non mi sono arresa al rifiuto; ma nel mio profondo so di essere stata vittima di un rifiuto. C’è un metodo che devo sperimentare:  una bella bottiglia di Barbera D’Alba da scolarsi interamente in solo mezz’ora e ad ogni bicchiere ripetere almeno una cinquantina di volte “non gli interesso non gli interesso non gli interesso”, poi bersi  un sorso tutto d’un fiato e subito dopo  rincominciare a ripetersi “non gli interesso non gli interesso non gli interesso” e poi altro bicchiere e così via.

La mente è malleabile forse con l’aiuto di training di autoconvincimento + alcol dopo aver assorbito il concetto saprà anche governare il cuore. Ovviamente bisogna assorbire bene anche l’alcol altrimenti il dolore non annega quindi Barbera D’Alba da consumarsi a stomaco rigorosamente vuoto.

 

 

 

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Medusa

18 Gennaio 2012 Nessun commento
Un amore così, a lungo represso, offeso, disperato.
Un amore così, l’ossessione implacabile che mi segue nei sogni.
Un amore così, la freddezza che mi difende spezzata puntualmente da un tuo sorriso, quando ti accorgi che sono più lontana.
Un amore così, mai corrisposto e che pur disilluso non vuole morire.
Perché è capitato a me un amore così? Un amore sceso su di me come un castigo, un amore che sopravvive al tempo, alle attese, alle fughe, ai rifiuti.
Che pena ti faccio io, vittima di un amore così, solo per te: per questo mi sorridi.
Un amore… per i tuoi riccioli, per il tuo profilo fiero, per i tuoi occhi infantili, per le tue mani ruvide.
Mi aggrappo ad ogni prova della tua esistenza e non vorrei farti fuggire mai, sebbene tu non sia mio.
Aiutami a guarire da questo amore infausto, aiutami a sconfiggere questo castigo ingiusto che mi infliggi ogni qualvolta mi guardi negli occhi.
Eppur la mia vita non è più vita se non mi aspetto di rivederti ancora.
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L’amore a 40 anni

14 Gennaio 2012 3 commenti

 

 

 

Innamorarsi dopo i quarant’anni è ridicolo? Questo il titolo di un articolo del Corriere.it che riporta la dichiarazione al veleno di una ventenne che pugnala le donne quarantenni le quali , nonostante l’età, osano innamorarsi.

Premetto io odio le ventenni: le odio forse perché sono innamorata di un ventenne, io trentenne,  e mi sono resa conto nonostante non abbia ancora compiuto quarant’anni che, con certi ventenni certe trentenni non hanno davvero alcuna chance.

La ragazzina, che forse appartiene proprio alla categoria che preferisce il mio amore non corrisposto di dieci anni più giovane, giudica ridicola una donna di quarant’anni che si innamora : con tutte quelle rughe chi se la piglia?

Per gli uomini è diverso, sempre secondo la ragazzina, per loro è sufficiente avere tanti  soldi e belle macchine e chi se ne frega se hanno la pancia e pochi capelli: le femmine, quelle appetibili, quelle giovani, secondo l’opinione di questa stronza ventenne, non considerano questi piccoli dettagli, ma si accontentano (perché io questo verbo userei, accontentarsi) del benessere economico che questi donnaioli (perchè di questa categoria si tratta) sono in grado di garantire.

Ammetto che questa considerazione così superficiale sull’amore delle donne a quarant’anni mi ha molto urtato: innanzitutto perché la ventenne ragiona come se questi vent’anni per lei durassero a vita. Prima o poi quarant’anni ce li avrà anche lei e dovrebbe iniziare a  fare i conti con questa realtà piuttosto che puntare il dito contro modelli di donne a cui per una serie di circostanze potrebbe anche assomigliare in futuro. E poi perché io mi rifiuto di pensare che se qualcosa, nel corso della mia vita, dovesse andare storto, perché ho quarant’anni e qualche ruga devo rinunciare a piacere agli uomini, ad innamorarmi ancora e dovrei rinchiudermi in casa e vergognarmi di me stessa.

A quarant’anni una donna deve preoccuparsi delle rughe, a venti però si preoccupava dei buchi della cellulite sul culo: ecco cara ragazzina figa che umili le quarantenni, tu quante smagliature hai su fianchi, quanta cellulite tratti con Somatoline? Perché quelli sono problemi con cui certe donne imparano a combattere da sempre, giovani o no. Quando andavo al liceo c’era una vera  e propria battaglia sui canoni estetici: negli spogliatoi si guardava il culo di questa o di quella per vedere se era disastroso oppure no e poi in classe fioccavano i commentini “quella è fatta proprio male, ammazza che corpo che ha quell’altra!”. Chi aveva un fisico disastroso non aveva diritto né ad innamorarsi né ad uscire e presentarsi al pubblico: il discorso quindi non verte sull’età ma su un vero e proprio, superficiale, vergognoso, senso estetico che sfocia in discriminazione.

Le rughe non sono di certo ridicole per una donna, le donne che vogliono rimanere giovani a tutti i costi, quelle con le labbra a canotto e la faccia a forma di natiche, quelle si che sono ridicole.

Il problema non è innamorarsi ma è di chi ci si innamora: non se la passano di certo meglio quei “vitelloni amici di mio padre” di cui parla la ragazzina ventenne, che pensano di avere diritto a provarci con una ragazza più giovane perché hanno i soldi, il macchinone etc.

Loro possono anche riuscire a portarsele a letto queste ragazze senza rispetto per se stesse, ma certo non possono illudersi di farle innamorare. E chi si innamora di questa categoria di uomo sta ovviamente perdendo tempo.

Innamorarsi è importante a tutte le età, l’unica faccenda è non perdere mai di vista se stessi :  una donna così come un uomo, acquisiscono tanto più fascino quanto più accettano la loro età. Se invece si inizia a voler sembrare qualcuno diverso da ciò che si é,  più giovani sempre a tutti i costi, imitando anche il modo di pensare di certi ventenni, allora si che si scade nel ridicolo agli occhi di questi ragazzini.

Voglio vedere cara ventenne che scrivi sul Corriere.it sputando sulle amiche di tua mamma  che tipo di donna sarai alle soglie del 2030. Vorrei essere viva per farmelo raccontare.

Video importato

 

 Io e te ne abbiam vista qualcuna – vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene – il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano ca giù
e quel sole vorresti non essere tu

e così hai ripreso a fumare – a darti da fare
è andata come doveva – come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi

l’amore conta
l’amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l’amore conta

io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via

l’amore conta – l’amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te

grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d’allegria
per la nostra fantasia

l’amore conta
l’amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi

l’amore conta
l’amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l’amore conta

 

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Tempo di fermarsi

11 Gennaio 2012 3 commenti

Ci sono dei momenti in cui l’orgoglio fa di nuovo male. Così dal nulla, inizia a bruciare, come una ferita bagnata da alcol. Brucia e non si ferma e le parole mai come in quell’occasione uscirebbero più azzeccate se di fronte avessi lui, lui a cui sputare tutto il veleno covato per anni e prontamente inghiottito per quello stupido principio di “non dare soddisfazione”.

Ed invece una soddisfazione me la sarei pur levata io, intanto. Se non mi fossi arresa davanti a quel sorriso troppe volte spacciatomi come tentativo di riconciliazione. Se non mi fossi lasciata trascinare dalla luna che quel giorno girava bene così da decidere di rivolgergli la parola. Se avessi risposto semplicemente “SI” alla sua domanda, di fronte al mio improvviso attacco di snobbismo, “Ma mi hai tolto il saluto?” invece di balbettare ed inventarmi che no, non lo avevo proprio visto, nonostante ci fossimo imbattuti faccia a faccia pochi minuti prima.

Il coraggio, mi è mancato il coraggio, in quelle occasioni, di dirgli quel che pensavo. E non era “Non riesco a smettere di pensarti” bensì “Posso fare a meno delle tue attenzioni!”. Non dovevo cercare l’occasione  di riconciliarmi, ma di umiliarlo, perché certa gente non sa che farsene della tua amicizia, della tua disponibilità, della tua cordialità: certa gente tutte queste virtù le calpesta con le sue suole sporche di merda.

Ci sono persone al mondo che giocano con i tuoi sentimenti a tal punto da farti sentire sola perché tra tutte le voci che hai attorno non riesci che a distinguere solo il loro silenzio.

 

Sentirsi amata è un’emozione che

È bella se la domini con dignità,

non far decidere per te

o è meglio se stai.

Sola, sola

Sola stai, sola vai

Sola, sola

È meglio se da sola stai

Video importato

 

 

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Una delle tante

10 Gennaio 2012 5 commenti

 

Dentro una scatola di cartone ci sono tutte le cianfrusaglie che lui mi ha regalato e che mi ha chiesto, “gentilmente”, di restituirgli.

Eccoli tutti gli oggetti che fanno parte di una vita, oggetti che non solo rappresentano un ricordo, ma anche quelle che erano le mie speranze e sicuramente anche la mia pazienza. E’ stata la speranza di cambiarlo un ragazzo così ad alimentare la mia pazienza e quindi ad affinare la mia abilità di attesa.

Ieri notte non riuscivo a prendere sonno e la mia mente continuava ad arrovellarsi su uno stesso concetto: tenere sul filo, tirarsela, tira tira si spezza, il filo si è spezzato. Ecco che l’immagine a rallentatore del filo che si spezza è stata come una visione. Finché dalla visione siamo passati alla certezza. Una certezza che si è concretizzata l’indomani, con me in vestaglia che trascino lo scatolone pesante degli oggetti sul pianerottolo e lui che attende davanti all’ascensore con il suo sguardo enigmatico. Se fossi la scema di anni fa oserei ancora pensare sguardo da innamorato che però non sa esprimersi.

Posso ritenermi davvero un fallimento? Posso ritenermi davvero una stupida per aver inseguito un uomo nemmeno troppo convinto dei suoi sentimenti fino a trascinarlo contro la sua volontà in una vita in mia compagnia?

No. Ho fatto quello che può fare un essere umano normale. Lui mi interessava io ho cercato di conoscerlo, lui mi interessava gli ho chiesto un appuntamento. Se questo è servito solo ad accrescere il suo orgoglio maschio e a farlo sentire più sicuro con le altre donne buon per lui che ha bisogno di così poco. Non sono certo io la responsabile del suo disinteresse. Non sono certo io la responsabile della mia inadeguatezza sottolineata costantemente dal confronto tra me e le giovinastre di suo più alto gradimento, quelle giovinastre perfette come le modelle di una pubblicità di vestitini per teenager.

Ho sentito che non era poi così giusto puntare continuamente il dito contro me stessa ed accusarmi di non essere stata in grado di conquistarlo: non tanto per la mia indole, ma per la mia età e diciamocelo anche per la mia apparenza. Non abbastanza alta, non abbastanza magra, non abbastanza aggraziata, non abbastanza finlandese.

Che diamine, nessun uomo, davvero nessuno ha mai avuto queste pretese. Nessun uomo mi aveva umiliato tanto.

Io mi ritengo normale, sicuramente non colpevole, e aggiungerò di più: mi ritengo di essere stata un’occasione. Persa ovviamente… colpa sua.

Uno si può anche incazzare quando le cose vanno così. Uno può bestemmiare, maledire il destino. Ma quando arriva alla fine, non resta che mollare. 

Il curioso caso di Benjamin Button

 

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Pelle bruna

30 Dicembre 2011 4 commenti

E venne la tua pelle bruna a darmi conforto.  Spezzando ogni pregiudizio radicato nella mia coscienza, frutto di un ingiustificato principio razziale.

La tua mano color pece vicino alla mia così pallida da abbagliare; ho pensato che davvero era proprio nera la tua pelle. Le tue mani affusolate e scure le percepivo come parti di un corpo diverso da me: potevano due persone così diverse di colore essere considerate compatibili?

Nulla era più buono dell’odore del tuo respiro, nulla era più familiare del tuo abbraccio.

Un bacio carnoso ed umido il tuo, stampato sulla mia guancia.

Non c’era nessun luogo migliore in cui sprofondare che i tuoi occhi d’ebano che bruciavano di passione costante.

Il tuo labbro tra i denti bianchi, il mio mento tra le tue dita… ogni differenza era superata dal battito accelerato di un cuore che scoppiava in petto.

 

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E alla fine arriva Twitt

29 Dicembre 2011 1 commento

E quindi un bel giorno che non avevo un cavolo da fare dopo aver cancellato il mio account FB ho deciso di perdere tempo con Twitter perchè lo consideravo più professionale.

Alla fine ho scoperto che è una versione semplificata di Fb dove le persone sono autorizzate a scrivere anche ogni 5 secondi tutte le scemenze che hanno in testa, aggiornando ogni singolo istante della loro vita.

E’ anche un po’ discriminatorio Twitter perchè privilegia gli status di gente famosa. Sia chiaro a me di quello che pensa Fiorello, Volo e tutto il cast di Radio Dee Jay me ne frega ben poco; anzi secondo me gli agenti di questa gente di spettacolo hanno imposto l’utilizzo di Twitter, hanno fornito a questi personaggi di un blacknerry  costringendoli a scrivere minuto per minuto tutto ciò che passa loro per la testa. E’ un metodo pubblicitario, un modo per stare più a contatto con il pubblico, far finta d mischiarsi con i comuni mortali e dunque poi lanciare la vendita di libri, cd, magliette etc. Scrivere su twitter fa parte del lavoro. Che stress dev’essere!

Allora anche io ho voluto darmi un tono e ho aperto il profilo con nome e cognome per promuovere il mio blog e poi lanciare la vendita del mio best seller che piazzerò su amazon sotto forma di e book a zero euro. E dato che sono una lettrice curiosa stufa dei suggerimenti riguardo a profili come Saro Fiorello etc ho digitato su Cerca la parola “scrittori emergenti” e ho trovato davvero tanta gente interessante che scrive libri, pubblica e book, aggiorna i suoi blog, come faccio io. E tutto questo è stato sorprendente. Questa grandissima voglia di farsi conoscere, di farsi leggere… chissà se è accompagnata da altrettanta voglia di leggere ciò che scrivono i “colleghi”.

Ci credo ben poco, ma io, per quanto mi riguarda, mi sono imposta di leggere ogni scritto dei miei “colleghi”, iniziando a privilegiare gli autori dei blog su Tiscali, ovviamente.

Al momento, causa tempo come al solito, mi concentro però solo sui twits, o come si scrive, ovvero sui 140 caratteri massimi che ognuno di questi autori utilizza per esprimere se stesso. Non è molto incoraggiante questo inizio: si sorvola sui lunghi scritti, perfino sulle poesie e si preferiscono questi brevi appunti aggiornati di continuo. La considero un po’ come una mutilazione dell’arte letteraria.

Può definirsi questo limite di caratteri, questa sintesi di pensiero ridotta ai minimi termini, un’ evoluzione della letteratura? Non saprei ma al momento mi sta appassionando parecchio.

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Crisalide

28 Dicembre 2011 1 commento

Entrare nella testa di una donna è facile.  Bisogna parlarle a lungo, starla ad ascoltare e scoprire dai suoi discorsi i suoi punti deboli e andarli a colpire quando meno se lo aspetta.

Lui: scruta a lungo nella mia testa, ha capito che sono debole, sa che come tutte le altre donne prima o poi crollerò.

L’ha già intuito: l’ha intuito nei miei discorsi maliziosi, mi ha guardato fisso negli occhi, ho abbassato lo sguardo con vivo imbarazzo. Ho dimostrato in questo modo di essere una donna debole.

C’è stato un momento in cui fissando i suoi occhi scuri ho capito a cosa stava pensando: pensava a me che pensavo se ci fossimo trovati improvvisamente da soli senza nessun altro pronto a scrutarci. Pensava a me che pensavo a come sarebbe stato se avessi di mia iniziativa provato a sfiorare le sue labbra. La mia repulsione non l’ha avvertita.

- Ho paura degli uomini come te e dove c’è paura non può esserci attrazione – ho chiarito.

Ma sulla sua faccia è apparso un ghigno. Non mi ha creduto.

Vai uomo nero, continua a demolirmi, parola dopo parola, tranello dopo tranello, stai espugnando la mia mente per prenderti tutto il resto.

Hai  ragione:  tutte noi donne siamo uguali, tutte noi donne ti desideriamo,  tutte noi donne ci innamoriamo di te, tutte noi donne ci facciamo usare da te,  tutte noi donne soffriamo per te.

Sto perdendo la mia testa per perdere tutto il resto. Per perdere tutto ciò che rimane di una donna.

 

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