Lezioni private II

18 Marzo 2010 Nadir Nessun commento

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“I’m engaged teacher!” alla fine ero sbottata…

“Professore… io sono fidanzata!”

“Ah si? – aveva esclamato lui senza scomporsi- E quando ti sposi? Perché engaged vuol dire che sei avviato al matrimonio”

Gli voltai le spalle.

“Sarai pure engaged come dici tu… ma la realtà è un’altra! – aggiunse insidioso.Mi vuoi dire- continuava a ripetermi prof. – se questa attrazione parte solo da me o no?”

“Ti ho risposto una volta. Ora non ti rispondo” tagliai corto secca.

“Guarda che non ci rimango male!” mi assicurò sconfortato

“no mi spiace non posso rispondere” conclusi. E nel frattempo pensavo alle possibili risposte da fornirgli:

1)Amo il mio uomo

… patetico… e poi perché deve sapere i dettagli della mia vita privata!?

2) All’inizio sono attratta da uomini slavati come te, prof, ma poi provo per essi repulsione

… troppo offensivo.

3)Sono attratta dalla diversità culturale… tu sei inglese io italiana…

…poteva essere scambiato come eufemismo per dire che sono donna dai facili costumi.

La verità era che ci ero già passata in una situazione simile e sapevo che avrei raccontato delle bugie a chiunque a partire da me stessa. Due piedi in una staffa sola… non avevo più energie per ficcarmi in guai del genere e poi rimanere, come diceva mia nonna, con una mano davanti ed una di dietro. Ci ero già passata, gli errori si commettono per imparare a non ripeterli più. Per cui iniziai a spiegargli il problema a partire dalle conseguenze:

 “Io penso che tra di noi finirà litigando”

 “Anche io penso così sai?” confermò lui con mio disappunto.

“E’ brutto però” – osservai delusa.

 “Ci sono solo due finali per noi: o finisce che stiamo insieme o che litighiamo”

“Non esiste alternativa?” chiesi contrariata e infastidita.

“Perchè dovrebbe finire male tra me e te?” mi chiese

“perchè magari dico qualcosa di sbagliato io e tu ti arrabbi…”

“No tranquilla non sono il tipo…”

“E poi mi spiace io… insomma Prof… per favore non mi parlare più delle ragazze con cui stai”

“Cioè… se io sto con una ragazza… non te lo devo dire? Ti da fastidio?”

“Si”

“Why? Are you jealous?”

“Yes… a little bit… lo ammetto sono un po’ gelosa”

“ma così… we can’t be no longer friends…non possiamo essere più amici in questo modo”

“Ma si tratta solo di un periodo… evita di parlarmi delle tue ragazze prof, almeno fino a quando non avrò capito cosa diamine mi stia succedendo!”

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Palmo a palmo

17 Marzo 2010 Nadir Nessun commento

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Affondavo ostinatamente dentro le felpe che indossavo ed il giubbotto. Avevo due cappucci in testa e sedevo rigidamente sul sedile. I cappucci mi coprivano le orecchie e la visuale al mio lato, così da non riuscire perfettamente a sentire la sua voce, ma soprattutto non vederlo mentre parlava. Se provavo a rispondere sentivo la mia voce ovattata e perdevo il filo del discorso.

“Cos’hai? – mi chiese – Ti prego tranquilla, davvero. Parlami, dimmi qualcosa, sei così schiva come un cane che ha paura”.

Non riuscivo davvero a trovare un solo discorso che potesse andare bene per quella situazione. Aveva insistito: “I give you a lift, ti do un passaggio” così tante volte che alla fine esasperata ho risposto: “Ok but you have to promise that you won’t try anything… PROMISE” “I promise”

Lui aveva promesso che non avrebbe allungato un dito, ed io sapevo che in un certo senso mi potevo anche fidare. Durante la lezione lo avevo trattato stupidamente come se fosse una preda, sbagliando vestito e sbagliando giornata. La maglietta di una misura in meno e la scollatura appena accennata non aiutavano i miei propositi di raffreddare gli animi, per non parlare del paio di pantaloni che avevo scelto di indossare dato che i miei soliti erano finiti in lavatrice a causa del diluvio del giorno prima che mi aveva reso vittima di un allagamento improvviso.

Mi aveva aspettato davanti all’uscita, al cambio dell’ora, mi aveva sussurrato all’orecchio per non farsi sentire dagli altri: “la devi smettere di provocarmi … Non sai davvero cosa mi passa per la testa!” 

Ed ora ero fuori indifesa. Cercavo disperatamente di annullare il mio sex appeal precedentemente sfoggiato con tanta malizia coprendomi con i felponi , lasciando i miei capelli dentro la mia maglietta e infagottando la mia testa con i cappucci. Lui fu contrariato: “Hai freddo?” “Si”. Appena fuori dalla scuola mi prese un cappuccio e me lo tirò via, perché voleva vedere i miei capelli biondi. Non aveva espresso il suo desiderio, ma lo avevo intuito dal tocco della sua mano. “Dov’è il cappuccio? – gridai immediatamente come se mi avesse tolto i pantaloni- perfavore rimettimelo!” implorai con un filo di disperazione. Allertato mi aiutò ad afferrarlo dalla schiena “Eccolo eccolo… perché te lo vuoi mettere?” “Non voglio che mi si vedano i capelli”risposi chiudendomi poi in un ostinato silenzio.

Ero nella sua macchina, in trappola, in balia di qualsiasi discorso, di qualsiasi approccio, da sola ed il caldo mi stava avvolgendo. Cedetti e riabbassai i cappucci delle felpe, pensando che ad ogni modo avevo i capelli raccolti e quindi avevo smesso di essere un belvedere.

Prof. era un uomo di parola ma anche molto furbo. Lui non avrebbe allungato un dito o quasi, ma avrebbe fatto in modo che fossi io a farlo: “Fammi vedere la mano” propose. Mentre guidava ebbe il tempo di esaminarla. Distese il palmo della sua mano: “Posa la tua mano qui voglio vedere quanto è più piccola rispetto alla mia”. La posai imbarazzata sperando che arrivassimo al più presto a destinazione. “Vediamo le tue linee” “Leggi la mano? Credi a queste cazzate?” dissi con tono sprezzante.

“Si un po’ ci credo” rispose “Dai posala bene qui”.

Sbuffai. “E’ così piccola!” esclamò ed il suo tono cambiò immediatamente, leggermente strozzato, pateticamente intenerito, parole impastate. Se solo avesse potuto, in quell’istante avrebbe portato la mia mano verso le sue labbra e l’avrebbe baciata teneramente come se io fossi ormai già di sua proprietà. Non sapevo cosa fare. Guardai fuori dal finestrino storcendo il naso. Se avessi ritratto la mano lui se ne sarebbe accorto che mi sentivo a disagio, se l’avessi lasciata dentro la sua, priva di vita, immobile, magari avrebbe avuto qualche dubbio in merito alla mia confusione. Ma ero in pericolo. Con la scusa delle linee percorreva con le dita il mio palmo, ma non per seguirne i solchi. Mi resi conto che non poteva fare a meno di accarezzarmi il palmo, finchè chiuse la mia mano delicatamente  nella sua.

“Fuck – pensai- l’ha fatto apposta!”

“Cosa ti dice la linea della mia mano?” chiesi facendolo accostare perché ero quasi arrivata.

“Che sei complicata!”

Esitai prima di salutarlo. Poi gli porsi la guancia. Ci salutammo civilmente.

“vedi che ti puoi fidare di me?” mi disse

Sorrisi mentre chiusi la portiera.

La mia mano ancora sentiva il tocco sensuale delle sue dita… “Fuck you!” pensai. Segretamente non avrei voluto un saluto civile.

 

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Lezione Privata I

16 Marzo 2010 Nadir Nessun commento

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Incontrai Il Professore in una sera d’autunno. Ricordo il divano di Freud in mezzo al salotto, l’appartamento da studente meridionale che profumava di sapone,  io che parlavo in una lingua sconosciuta riguardo al niente e l’unica cosa che riuscivo a capire dalla sua voce nasale era  fuckin’country, it’s a shit here.

Io rimanevo sull’uscio della porta d’ingresso e lo imploravo: “I trust on you!, Mi fido di te!”. Sorridevo e mentre lui chiudeva la porta mi rassicurava: “fai bene a fidarti…non ci proverò con te…però… FUCK ME!… accidenti!”

La sua sigaretta fuori dal balcone, racconti di donne amate tra una boccata di fumo e l’altra. Quante donne in testa aveva Lord, quante, perfino io, quante situazioni intrigate con donne di altri uomini capitate nel suo letto tanto da nausearlo.

Il professore mi chiedeva sempre “What about indian food?” ed io avevo sempre declinato i suoi inviti. Ma in quella occasione finalmente ero presente, nel suo nuovo appartamento condiviso con un inquilino, ero presente bevendo acqua di rubinetto e ansia. Basta davvero poco perchè degli esseri umani compiano delle sciocchezze e ci sono tanti motivi per ritrarsi ma il primo in assoluto è che non avrei mai potuto osare di pensare che il Prof potesse essere qualcuno con cui condividere la vita. Occupare la sua mente in una volta sola: non ne sarei mai stata capace.

Le sue teorie sentimentali, malgrado la mia reticenza, mi affascinavano segretamente:“Due persone stanno insieme per costruire qualcosa - teorizzava - conosco coppie che sono anche amici oltre che partner. Io invece odio stare con una persona che non mi completa, che distrugge piuttosto che costruire”.

Forse si riferiva a me? Una vecchia amica poteva diventare la sua partner ideale e liberarlo da quella vita di single incallito disinnamorato dell’amore? Forse non voleva dire nulla di tutto questo. Pensai ad altro mentre parlava, pensai che era ora di fuggire via, da lui, dai suoi discorsi, da quella situazione clandestina.

E invece rimasi: lui aveva bisogno di una partner speciale, io avevo bisogno di un amico speciale, e  lui, per me, era speciale davvero perchè aveva mantenuto la sua parola: “Ti devi fidare di me!” mi raccomandò.

“Certo che mi fido di te… – sorrisi guardando verso il pavimento– ma non mi fido di me” aggiunsi con un filo di voce.

 Un’espressione di dolore commistionata ad un sorriso comparve sul suo volto diafano: “non mi devi dire così… suona un po’ come se mi volessi suggerire di provarci”

“Ma io so che non lo farai!” mi difesi

“Come fai ad esserne sicura?”

 “Perché sei mio amico e perchè mi fido di te” conclusi

Fu in quel momento che compresi che non avrei mai potuto stare insieme a lui, non avrei mai potuto lasciare che il mio cuore finisse sotto la suola delle sue scarpe tirate a lucido. O forse si che potevo… perchè, mi chiesi d’un tratto, lui smise di essere un volto anonimo solo dopo troppo tempo?

- Get out of my mind!, gli sussurrai all’orecchio quando baciandolo sulla guancia decisi di andar via.

- Fuori dalla mia mente, esci fuori! – ripetevo a me stessa

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Cattivi pensieri

14 Marzo 2010 Nadir Nessun commento

Underwater_circus_by_Ophelias_Overdose

Correre da te in questo istante. E’ una realtà agghiacciante quella che devo ammettere a me stessa… per te non sarei stanca, per te non vedrei l’ora.

E’ dolce immaginarti come una favola a lieto fine. Nuotare nel tuo cuore caldo che pulsa di vita, le luci della città sotto di noi, suoni urbani che si diffondono per le strade buie di fine inverno. La strada che ci ha divisi ci ha trasformato in persone che per quanto si cerchino non si incontreranno mai: non ameresti mai la persona che sono diventata, non sopporterei mai l’uomo che hai imparato ad essere. Per questo quando mi accorgo di rivolgere a te i miei pensieri provo un acuto pugno allo stomaco: un malessere da liceali, un incontrollabile bisogno di te, un brivido clandestino.

Non ti conosco è questo che mi fa innamorare di te: l’emozione di scoprirti è una ghiotta aspettativa.

Se abbandonassi per una volta la persona che sono diventata per non avere un rimpianto, al massimo un rimorso… se lo facessi mentendo a me stessa che non sono stata io… sarebbe un segreto che non confesserei mai, un’avventura da ricordare solo a me stessa quando mi sento più vecchia per sorriderci su come se si fosse trattato di un sogno… se ciò accadesse, se TU accadessi… sarei colpevole?

Sarei più colpevole se continuassi a reprimerti, fingendo di essere perfetta, forte, lineare? Il silenzio, ci sarebbe solo il silenzio a coprire questa deplorevole colpa di sentire ciò che non dovrei sentire, di pensare chi non dovrei pensare, di volere chi non dovrei volere. Colpa di sentirmi stanca e abusata quando si tratta di curarsi del resto del mondo. Colpa di pensare a te durante le mattine all’alba e di avere l’impressione di un raggio di sole nel cuore anche se il cielo è otturato di grigio, avere l’impressione di whisky caldo infondo allo stomaco, mentre il freddo mi screpola le guance.

Colpevole se solo per un breve istante ho voluto scoprire dopo tanti anni chi eri, per rendermi conto che forse non valeva la pena, per capire che a causa di quelli che siamo diventati una vita intera da condividere è fuori discussione o più semplicemente per levarti dalla mia testa, avere nausea di te, metterti nel bagaglio delle mie esperienze e dimenticarti lì dentro per la maggior parte del tempo.

E dentro la mia testa anche stavolta una voce che mi incita: “resistere resistere resistere”… ho il vago sospetto di non essere felice e non so spiegare come sia possibile.

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Se bastasse andare in giro a
fari spenti nella notte
per provare un’emozione
che non c’e’ che non si sente
non si vede non si tocca
non e’ presente
se bastasse fare un figlio
che poi cresce e se ne va
se bastasse la meta’
di tutto quello che c’e’ dentro
negli armadi e nei cassetti
per provare un’emozione
ma e’ come l’oro cara come il fuoco
come l’acqua che scivola via
e’ come prima e dopo il grande vuoto e’
come quello che tu vuoi che sia
e’ come un filo un nodo una fessura
e’ una luce che non va piu’ via
e’ come il cielo e il mare aperto e
dopo il deserto e’ un’ emozione
fisica o cos’e’
sale dentro me e’ una reazione
chimica o cos’e’ sale dentro me
e se bastasse fare quello che ti piace
per provare
un’emozione
non e’ abbastanza
nemmeno il cane che ti guarda
con gli occhioni mentre dice allora
andiamo devo fare la pipi’
e con un bacio dire si
direi di si ti voglio bene sono qui
perche’ in due piu’ di cosi’
cosa ti manca per provare un’emozione
un’emozione
ma e’ come l’oro cara come il fuoco
come l’acqua che scivola via
e’ come prima e dopo il grande vuoto
e’ come quello che tu vuoi che sia
e’ come un filo un nodo una fessura
e’ una luce che non va piu’ via
e’ come il cielo e il mare aperto
e dopo il deserto e’ un’emozione
fisica o cos’e’
sale dentro me e’ una reazione
chimica o cos’e’ sale dentro me
e’ un’emozione fisica o cos’e’
sale dentro me e’ una reazione
chimica o cos’e’ sale dentro me
fisica o cos’e’ sale dentro me
in me

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Amore disperato

13 Marzo 2010 Nadir 1 commento

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Come un proiettile Milo mi batte nelle tempie, ad ogni pulsazione un dolore, un piacere, un’ emicrania, un mal di stomaco. lascerei il mio sospirato amante per tornare con lui, come d’incanto, io che non credevo ai ritorni di fiamma ed invece eccoli lì in agguato, quando si credeva che fossero spenti per sempre, per colpa di un fuoco più audace. Si riaccendono prepotenti, quasi per caso, in seguito a parole magiche che s’imprimono sullo schermo di un pc, che accorciano le distanze temporali e spaziali. E’ destino rimanere accesi l’uno per l’altra,anche se per un attimo soltanto, una frettolosa sensazione di vita che sembra durare per sempre.

Milo non ha abbandonato la mia mente per giorni e giorni, era un dolce pensiero al mattino la testa assonnata appoggiata alfreddo  finestrino del bus ed il cuore sempre vivo: un giorno la sua bocca, un giorno la sua pelle, le sue mani, il mio tormento intatto. Basterebbe che ci pensassimo all’unisono per farmi cadere ancora.

Ed infatti: il bip del cellulare mi scuote ed eccolo ancora, diafano nei miei ricordi.

Tutto questo continuo cercarsi mi fa perdere l’equilibrio…

- Un caffè? – mi chiede

Mi chiudo in un lungo silenzio per pensarci.

- Offro io – insiste

- Mi dispiace – mi decido a rispondere dopo un paio d’ore

- per cosa? – mi risponde subito lui

- Per la buca

- Dimmi almeno perchè! -  implora

- Perchè ti sto pensando troppo in questi giorni… ci vedremo quando mi sarò normalizzata

-  Dovrebbe essere normale pensarmi.

Chiudo il cell. Non c’è spazio per pensare ancora: in una prossima vita voglio avere tante vite per provare tutte le emozioni che in questa vita ho temuto.

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Respiro

10 Marzo 2010 Nadir 3 commenti

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Con gli occhi assonnati mi dirigo verso la cucina, verso una tazza di caffè… qualcosa è successo, mentre dormivo, in una dimensione diversa, tra il giorno e la notte. Un evento che mi è rimasto impresso nel cuore, ha lasciato dei segni nell’anima, non ricordo.

Un sorso di caffè amaro… ecco, ora mi tornano in mente fotogrammi di un sogno appena trascorso. Ho finalmente incontrato i tuoi occhi bruni. Insieme , in uno spazio metropolitano deformato, ci siamo ritrovati come d’incanto. Abbiamo riso e scherzato ancora, come ieri, e ti ho preso la mano. Le nostre labbra vicine, il tuo respiro che si poteva appena sentire:

- Ora – mi hai rimproverato divertito – solo ora che non ci sono più mi vuoi baciare!

Ho riso insieme a te e mi sentivo bene.

Mas che cavalchi come un’onda nel mio stomaco. Seduta nel mio bus, la città terrea che si scioglie in diluvio, batte sui finestrini appannati.

Appena quattro anni fa, alla stazione, mi giunse, mentre sedevo pensierosa sulla banchina attendendo il treno per andare al lavoro, una pallina di alluminio. Alzando il mio sguardo trovai il tuo: dolce balsamo che mi alleviava la tensione del mattino. Era stato un miracolo trovarti lì, ad aspettare con me.

Riverbero di onda, mi manchi come non avrei mai immaginato.

Ho ritrovato frammenti di te nascosti in un vecchio nastro, le nostre conversazioni rubate da un piccolo registratore… volevo scoprire la tua vita lasciandoti parlare ed immortalare i nostri discorsi snocciolati in auto, bloccati nel traffico della tangenziale.

Mancava davvero poco per trasformarti nel marito perfetto… è strano sentire che mi manchi così tanto. E’ assurdo scoprire che mi sei mancato da sempre.

Accettiamo di vivere in due dimensioni diverse, così come è stato negli ultimi anni, sempre con la viva illusione che sarebbe tornato il momento per bere di nuovo una Rouge Demon insieme, o che avremmo di nuovo esultato ad un incontro di pugilato di Cantatore.

Tu non sfuggirmi mai dalle mie mani qualsiasi colpa abbia avuto.

Tornami a trovare dolce sogno di un amore temuto.

“E quando si farà troppo tardi,io ti seguirò a casa”

 

 

PLANET FUNK

EVERYDAY

Just when I’m thinkin it was always you
The sun has gone and let the rain come through
The things I’m hearin I’ve already heard
But now I’m walkin in a different world
Just when I’m feelin like I’d made it through
And still had somethin that they never knew
The artificial is controllin me
And I dont’ recognise a thing I see

And when it gets too late, I’ll be chasin you home
And when it gets too late, I’ll be chasin you home

Is this the dawning of a vacant age
I’m turnin over to a ripped up page
You look around with every step you take
‘Cos someone’s watchin every move you make
Is this the morning we’ve been waitin for
You think you’re walkin through a shinin door
You wait for nothin and it never comes
At least you know you’re not the only one

And when it gets too late, I’ll be chasin you home
And when it gets too late, I’ll be chasin you home

Everything I needed
Every Day I know

And when it gets too late, I’ll be chasin you home
And when it gets too late, I’ll be chasin you home
I’ll be chasin you home

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Bugie di un amore distante

7 Marzo 2010 Nadir 2 commenti

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Milo viaggia nella  mente in un pomeriggio febbrile di Marzo.

Le sue parole pulsano violente nel mio stomaco come l’emicrania ad intermittenza nelle tempie.

Se tutte le sensazioni di anni fa riemergessero prepotenti come il riverbero di un’onda sarebbe mostruoso e meraviglioso allo stesso tempo.

Il riverbero dell’onda, sentimenti pietrificati dalla ragione ravvivati dalla follia di un momento. Un momento che mi coglie alla sprovvista, questa specie di amore che rimane sempre in superficie e non affonda mai. Una specie di amore falso, ipocrita e distruttivo che viene stimolato, svegliato dal suo torpore dalle parole che mi scrive lui, nella distante e cupa Inghilterra, mentre nella mia stanza il sole è già alto: mondi diversi, vite diverse, cammini paralleli. Dopo lunghi silenzi lui mi tende sempre la mano per riavvicinarmi almeno un po’ a sé. Fino a quando durerà questa farsa mon amour? Le distanze si accorciano all’improvviso per un breve istante e così siamo di nuovo vicini con i nostri ricordi.

-          La prossima volta che ti vedo ti bacio. Mi piaci troppo Anais. Mi sono seccato di far finta di niente, ho deciso che farò quello che mi sento di fare da tempo. E se prenderò uno schiaffo in faccia pazienza… ne vale la pena. C’è stato un momento in cui avrei dovuto farlo.E l’ho lasciato passare quel momento. Raramente mi capita di sentirmi così come mi sono sentito con te in quell’occasione. Mi piace troppo Anais il tuo modo di fare: timida  e sicura di te allo stesso tempo. Mi piaci non posso farci niente.

L’occasione mancata, il male minore: talvolta il destino evita guai, le nostre strade rimangono comunque distanti ecco perchè ci siamo incontrati appena. Milo in giro per il mondo, le sue parole impresse sullo schermo di un pc: prive di tono e di suono eppur così vive da spezzarti dentro e lasciarti sognare. Mentre il resto della tua vita senza di lui affiora, l’occasione mancata ci divise per sempre.

Ora che le passioni hanno raggiunto una tregua, ora che le illusioni si sono fatte da parte dando spazio ad altro, solo ora intravedo di nuovo l’ombra di lui all’orizzonte. Ricordo perfettamente di essermene innamorata un tempo, chissà se lo avrei mai amato come non sono stata in grado di amare nessuno.

- Ti ho amato Milo, io ti ho amato un tempo! Ho paura che ti amerei ancora se ci rivedessimo- vorrei confessargli. Ma le mie dita sulla tastiera indugiano. Indugerebbero anche le mie parole se me lo trovassi davanti. Non confessare mai i tuoi sentimenti ad un uomo: conserva quell’alone di mistero con cui essi ti avvolgono nelle loro fantasie, fingi quella freddezza che mantiene vivo un egoistico fuoco.

E allora taccio.

- Dopo averti confessato che rimani la mia ossessione Anais non ci vedremo più quando torno in Italia vero?

Il silenzio si rompe.

- Già. Mi dispiace. Non ci vedremo. Non per ora. Ho la mia vita.

Rimani viva in me dolce menzogna.

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Il segreto violato

6 Marzo 2010 Nadir 1 commento

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Ho iniziato a vergognarmi come una ladra e anche a scappare come una ladra.

Questi sono i sintomi di una persona disonesta, evidentemente.

Gli occhi di Jacob li sento addosso insistenti e furtivi… avverto l’elaborazione dei suoi indecifrabili pensieri, pesanti come un macigno su di me. Perchè, a parte un’insospettabile indifferenza, qualche pensiero dovrà pur farlo quando mi vede e tutto questo grazie a Mimmo.

Un giorno, così per caso, Mimmo si è lasciato sfuggire una frase che mi ha ferito l’orgoglio in maniera così rapida e netta, da non essermene nemmeno resa conto:

- Jacob è un altro che non ci sta con la testa!Da quando ha saputo che ti fa impazzire, quando ci sei tu, mi saluta in fretta e scompare subito

Ho riso. E di gusto anche. Poi ho sentito come un campanellino nella mia testa vuota:

- Da quando ha saputo cosa?? E… come ha fatto a scoprirlo?

- Gliel’ho detto io! – ha ammesso senza scomporsi Mimmo con un’aria sorniona – Gli ho detto, sai che Anais è pazza di te?

- Ma io non avevo detto questo – provo a difendermi, ma poi cerco di calmarmi – Forse tu sei in vena di fesserie stasera Mimmo! Si, vuoi mettermi alla prova, vuoi prendermi in giro come quella volta che avevo bevuto dal tuo bicchiere e mi avevi detto che avevi l’epatite ed io ti ho scongiurato di portarmi al pronto soccorso!

-No stavolta non scherzo… gliel’ho detto e lui da bravo scemo che è, come ti avevo avvertito, ha fatto una risatina imbarazzata senza altra reazione. Quanto si è timidi a vent’anni, se fosse capitato a me sarei andato subito all’attacco!

E così ieri, per puro caso al locale, senza nemmeno la presenza di Mimmo che ti lascia sola nel momento difficile da lui stesso creato, ecco la presenza di Jacob: alto, imponente, con la sua solita maglietta azzurra, due braccia candide e forti da uomo ormai maturo.

Pensavo di essere forte e di affrontare tutto con perfetta nonchalance…  infondo poteva anche essere una balla inventata da quel gelosone di Mimmo per crearmi una situazione di profondo disagio. Ma quella presenza ieri iniziava a darmi fastidio più del solito:

- Lui sa! Lui è a conoscenza di ciò che penso e di ciò che sento! – mi ripetevo e mentre lo guardavo appena, notavo che si era tagliato i capelli biondi così da sembrare davvero un bravo ragazzo. Uno di quelli di buona famiglia che se a vent’anni lo avessi portato a casa mia madre sarebbe stata più fiera di me e magari grazie a lui non sarei andata nemmeno fuori corso all’Università.

Mi sentivo i suoi sguardi addosso e temevo di carpire anche i suoi pensieri: se fosse stato vero l’indecenza poteva intridere la mia immagine ai suoi occhi. Ed ecco che un macigno potente ed invisibile mi aveva chinato il capo. Mi sentìi in solo momento suqallida e per coprire il mio squallore immaginato divenni la donna di ghiaccio.

Dov’era andato a finire quel sorriso che rivolsi a Jacob qualche sera prima in risposta ad una parola che mi rivolse? Non doveva essere quello sporadico contatto un preludio ad un dialogo che giorno dopo giorno si sarebbe trasformato in un fiume incessante di parole che aveva come fine l’amicizia? Non lo fu.

Tornai ad essere la donna stronza e asociale che sembravo nella maggior parte delle occasioni. Un modo per dirgli: – Ragazzino, non crederai mica alle battute che ti rivolge qualcuno per prenderti in giro? Davvero speri questo? davvero mi temi? Tu per me non conti niente sei solo un poveraccio piccolo ed incapace… io quelli come te non li considero.

Ed il mio viso sempre più basso, il mio sguardo sempre più fuggente di fronte a lui che capitava sempre sui miei passi, come una maledizione.

- Perchè mi fai vergognare come una ladra! Dimmi che non è vero che gli hai svelato il mio segreto! Dimmi che non sa!

Questa sarebbe stata la prima frase che avrei rivolto a Mimmo nonm appena fosse tornato in città.

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Le sottili evasioni

2 Marzo 2010 Nadir 2 commenti

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Mi manca quel sentimento acuto che mi soffocava le mattine d’autunno, alla fermata del bus. Il mio pensiero fermo sul suo labbro leporino, quella timida espressione attraverso i suoi occhi neri, capelli ricci, crespi, tanti ed una forza nel suo fisico da sognarlo per intere ore, giorni, mesi.

Il tempo scadeva inesorabile, mentre il mio innamoramento scemava. Dalla parrucchiera, in uno di quei giornali che parlano di VIP e pettegolezzi, ho letto un frammento di un’intervista di Fabio Volo in cui si dichiarava press’apoco questo:

Innamorarsi è facile, amare è un’altra cosa.

E quando l’innamoramento è fragile allora crolla in mille pezzi, cerchi quello stesso sentimento in qualcun altro che ti sappia regalare le stesse emozioni: l’amore no, rimane unico e non è poi così facile da rimpiazzare.

Ma parliamo di realtà più pratiche: l’innamoramento, il preludio della passione, l’arte di affilarsi le unghie per poi ZAC : graffiare… colpito, affondato… giocare, flirtare, sentirsi bonazze all’ennesima potenza, donne disimpegnate.

Il mondo come in un supermercato, puoi scegliere il prodotto che ti piace di più, e poi, quando è consumato, quando tutti i giochi sono fatti e hai conosciuto ciò che ti è bastato conoscere, buttare via.

Semplice no? Semplice per quelle cose che non ne vale la pena, per quelle cose che usi solo per evadere 5 minuti dalla tua realtà quotidiana: il precariato, una carriera importante da difendere, i panni sporchi da buttare in lavatrice, il mutuo da pagare, la casa da pulire, i bambini da portare all’asilo, oppure la tua vita da single da riorganizzare nei week end nei fashion bar…

Quindi: ho buttato via Andrea. Dopo mesi e mesi di sguardi accompagnati da monotoni ciao, e da discorsi di circostanza rivelatisi inutili, buttato via. La sua assenza, protratta per giorni che all’inizio mi sembravano interminabili, mi ha aiutato molto in questo: mi sono svegliata un giorno e mi sono accorta che ero di nuovo stanca, stanca di lottare per conquistare l’ennesimo pupazzetto. Doveva essere un divermento, uno stimolo per riscoprire il proprio fascino, non la scusante per sentirmi più cessa di quella che realmente sono.

Per cui sono passata da un atteggiamento completamente gioviale, allegro, disponibile ad un altro tremendamente freddo, inspiegabilmente stronzo. Ieri lui era di nuovo di fronte a me dopo settimane e settimane di vana attesa: inconfondibile bellezza mediterranea, inconfondibile labbro leporino, inconfondibile sapore sciapo di ragazzo poco stimolato ad intrattenere rapporti con i suoi simili; io penso che per Andrea solo la sua immagine riflessa allo specchio è degna di entrare nelle sue grazie. Non è normale!

Prendiamo Jacob ad esempio: anche lui un ragazzo come Andrea, eppure attivo, distinto, corpo perfetto, bellezza leggermente più diafana, robusto come un Adone, e per giunta vivo! Non aspetta gli sguardi di una donna per scambiare due disinteressate chiacchiere, si avvicina al suo gruppo di amici, ascolta, si intromette e quando è il momento opportuno, durante l’intromissione ti rivolge la parola oltre allo sguardo.

Attivo, recepisce i messaggi e li elabora; alla fine mi sono chiesta cosa diamine conti la bellezza di fronte alla simpatia di un uomo. Perchè è vero che la bellezza è un ottimo biglietto da visita ma se non è accompagnata dallo spirito interiore ogni sensazione che essa può suscitare per un breve istante è destinata a sciuparsi inesorabilmente.

Un uomo, anche se non bello, se ha la simpatia ha tutto… e Jacob guardacaso è anche bello.

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Rose Marie

25 Febbraio 2010 Nadir 2 commenti

bmi

Il rosmarino è un pianta che può crescere anche in terreni aridi… non importa quanta acqua riceva: continuerà a vivere e ad emanare il suo profumo e ad offrire i suoi rami per rendere disponibile il suo sapore.

In molti demoliranno la sua chioma, ma lei sarà sempre forte e robusta anche se il suo terreno è arido, anche se nessun aulico cultore si prenderà cura di lei.

Gioirà per quelle poche gocce d’acqua che riceverà, ma fondamentalmente può contare su se stessa anche nelle condizioni più ostili. E nonostante tutto può vivere a lungo se non troppa violenza le si accanisce contro: la violenza di chi è inebriato dalla sua fragranza per poi usarla e stancarsene.

Tuttavia questo è il destino del rosmarino.  Essere esposto alle condizioni più estreme.

 

Questo è il destino di chi è forte.

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